Fuori dalla Matrice fa freddo.
Il cuore è una bolla di coscienza nella coscienza. Io sono tutt'uno con me stesso. Mente, anima e cuore. Un'unica bolla di coscienza nell'universo. Unica come le altre bolle, parebbe. Per quanto sia dura, per quanto la vita sfugga tra sorrisi mancati e abbracci perduti, almeno la bolla sa di esistere. Finché c'è vita, c'è speranza. Non è un proverbio ottimista, è una perla di saggezza. Finché la bolla percepisce, la bolla esiste, e finché essa esiste, anche il mondo esiste.
La morte è il dreamsign per eccellenza. Ci ricorda che dovremo svegliarci, prima o poi, anche da questa realtà. Per cui sarebbe più corretto dire: "siccome so di dover morire, la mia realtà ha lo stesso spessore di un sogno". Qualcosa tipo "sono mortale quindi sono". Ma finché la bolla percepisce siamo vivi, ovvero stiamo ancora sognando. Davanti a quest'immagine, viva e totalizzante, i problemi evaporano, come le illusioni di un sogno. Non serve svegliarsi per sapere che tutto è illusione, anzi: basta ricordarsi della morte, per riconoscere lo stato di sogno.
Morale: i problemi non esistono, perché stiamo sognando.
La morte è un dreamsign, un indicatore del sogno. I dreamsign aiutano gli oneironauti a ricoscere lo stato di sogno, distinguendolo dalla realtà. Ciò permette agli oneironauti di "svegliarsi" nel sonno, trasformando il sogno in sogno lucido. Un sogno dove la coscienza assume il pieno controllo della realtà.
La morta ha la stessa funzione, nella cosidetta vita reale. Devi sentirla dentro per svegliarti dal sogno. Affrontare la realtà. Inspirare. Controllare la realtà. Espirare. Capire che i problemi sono un creazione della mente, come tutto il resto. Inspirare. Cambiare la realtà. Espirare. Tornare nella bolla.
E riaddormentarsi nel sogno.
Il cuore è una bolla di coscienza nella coscienza. Io sono tutt'uno con me stesso. Mente, anima e cuore. Un'unica bolla di coscienza nell'universo. Unica come le altre bolle, parebbe. Per quanto sia dura, per quanto la vita sfugga tra sorrisi mancati e abbracci perduti, almeno la bolla sa di esistere. Finché c'è vita, c'è speranza. Non è un proverbio ottimista, è una perla di saggezza. Finché la bolla percepisce, la bolla esiste, e finché essa esiste, anche il mondo esiste.
La morte è il dreamsign per eccellenza. Ci ricorda che dovremo svegliarci, prima o poi, anche da questa realtà. Per cui sarebbe più corretto dire: "siccome so di dover morire, la mia realtà ha lo stesso spessore di un sogno". Qualcosa tipo "sono mortale quindi sono". Ma finché la bolla percepisce siamo vivi, ovvero stiamo ancora sognando. Davanti a quest'immagine, viva e totalizzante, i problemi evaporano, come le illusioni di un sogno. Non serve svegliarsi per sapere che tutto è illusione, anzi: basta ricordarsi della morte, per riconoscere lo stato di sogno.
Morale: i problemi non esistono, perché stiamo sognando.
La morte è un dreamsign, un indicatore del sogno. I dreamsign aiutano gli oneironauti a ricoscere lo stato di sogno, distinguendolo dalla realtà. Ciò permette agli oneironauti di "svegliarsi" nel sonno, trasformando il sogno in sogno lucido. Un sogno dove la coscienza assume il pieno controllo della realtà.
La morta ha la stessa funzione, nella cosidetta vita reale. Devi sentirla dentro per svegliarti dal sogno. Affrontare la realtà. Inspirare. Controllare la realtà. Espirare. Capire che i problemi sono un creazione della mente, come tutto il resto. Inspirare. Cambiare la realtà. Espirare. Tornare nella bolla.
E riaddormentarsi nel sogno.